L’aumento del limite di età nel concorso nazionale spinge più lavoratori a rivalutare la scelta di tentare il concorso.
Hai visto la notizia? Quest’anno il concorso nazionale ha portato il limite massimo di età a 38 anni. Molti dicono che è come se si aprisse una nuova porta.
Sì, l’ho vista e mi ha fatto riflettere. Prima si diceva sempre che ‘i 35 anni sono uno scoglio’, ma con questo cambio di politica non sembra più così assoluto.
Già. Anche nel mio ufficio se ne parla. Alcune persone che hanno lavorato più di dieci anni in azienda hanno molta esperienza e in realtà sono adatte al lavoro di base.
Però per loro non è facile, vero? Devono lavorare, occuparsi della famiglia e trovare tempo per studiare: la pressione sarà notevole.
La difficoltà non è solo fare i quiz, ma scegliere. Fare o non fare il concorso significa anche ripensare la direzione della propria vita.
Secondo me l’allentamento dell’età mostra almeno una cosa: la società inizia a dare più peso alle capacità, non solo all’età.
Esatto. Se le regole sono più eque, l’impegno ha senso. Anche se non è detto che si riesca, il percorso in sé vale la pena.
Detto bene. La vita non ha una sola strada: avere un’opzione in più è già un progresso.
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